1938: in Italia vengono introdotte le legge razziali, che ricalcavano quelle già in vigore nella Germania del Terzo Reich. Non si trattava di una pietra d’inciampo del popolo italiano, uno spiacevole incidente di percorso, ma il risultato di un lungo processo d’inculcamento di pregiudizi. Per decenni l’Italia ha cercato di non fare i conti con questo, tanto che solo nel 1988 è stato promosso dalla presidenza della Camera dei deputati un convegno di studi sulla politica razzista del regime fascista. Quanto mai tardiva, la consapevolezza nostrana delle nostre responsabilità, anche se abbiamo “delegato” agli alleati tutto il compito dello sterminio: “In Italia non si può parlare di veri e propri campi di concentramento. Gli ebrei venivano stipati nei centri di Fossoli e della Risiera di San Sabba e poi da lì trasferiti a Dachau, Aus[c]hwitz, Buchenwald” racconta Angelo Del Boca, autore di ricerche fondamentali sulle storie italiane “dimenticate”, soprattutto le campagne d’Africa, da Crispi in poi. Pagine nere del nostro passato, sulle quali storici di regime avevano corretto, storpiato, cancellato colpe e responsabilità, facendo passare gli italiani come soldati bonaccioni e inoffensivi. Anche per questo servirebbe una bella rinfrescata alla memoria del Paese: “Indubbiamente nelle nostre colonie ci siamo sempre comportati sempre in modo molto brutale, sia all’inizio, nell’epoca di Crispi, poi di Giolitti e poi col fascismo. Certo col fascismo le stragi furono perpetrate in maniera industriale” commenta Del Boca, autore, fra gli altri, del saggio Italiani, brava gente? e curatore del saggio La storia negata – Il revisionismo e il suo uso politico entrambi editi da Neri Pozza. “La guerra d’aggressione contro l’Eti[o]pia, giustificata da nessun motivo, è costata agli etiopici 300mila morti. Una cifra enorme. E all’interno di questa cifra, ci sono episodi difficili da concepire e neppure rintracciabili in altre forme di colonialismo. Penso alla strage di Addis Abeba del 19-21 febbraio 1937. Dopo il tentativo di uccidere il generale Graziani, seguì questa tre giorni di “caccia al negro” che porta ad un bilancio da 3mila a 20mila vittime, a seconda delle fonti. Ancora più grave l’eliminaizone dell’intera popolazione religiosa della città conventuale di Debra Libanos”. Si parla spesso di “revisionismo” e di “negazionismo”, due fenomeni legati ad interessi ben precisi: “Lo storico è per sua natura portato a revisionare la storia, ma un conto è revisionare, un conto è il revisionismo. Revisionare vuol dire utlizzare i documenti nuovi, filoni d’indagine appena emersi per portare al pubblico una versione possibilmente più aggiornata ed esatta. Il revisionismo, parlo di quello alla Giampaolo Pansa, è il tentativo di ribaltare una versione e darne un’altra che faccia comodo al potere”.
Francesca Sassoli CNRmedia 27/01/10
http://www.cnrmedia.com/notizia/newsid/7737/la-shoah-ma-non-solo-quello-che-in-italia-si-cerca-di-dimenticare.aspx
