Archive for settembre, 2009

UNA VIGLIACCA CALUNNIA

domenica, settembre 20th, 2009

Prc e Pdci: “Il negazionismo fa il gioco della mafia”

 Dopo le ultime dichiarazioni del capo della direzione distrettuale antimafia dottor Capaldo pubblicate dal Corriere della sera e da L’Espresso riguardanti le infiltrazioni mafiose all’interno dello scalo Civitavecchiese, Prc e Pdci

esprimono preoccupazione per la tendenza sempre più dilagante e generalizzata del negazionismo e della minimalizzazione emergente da più parti in questi ultimi mesi. “Riteniamo – sostengono - sia necessaria una vigilanza costante che non lasci spazio ad ambiguità, nè spiragli nei quali i mafiosi sanno bene come infiltrarsi e radicarsi. Alzare la guardia ed essere attenti è oggi una necessità prioritaria così come è fondamentale supportare coloro che per lavoro o impegno politico e civile con coraggio si attivano capillarmente nella lotta alle mafie ed al negazionismo quale strumento al servizio delle illegalità e della mafia in senso lato, quella mafia che in modo discreto e silenzioso sempre di più si insinua negli appalti, nelle grandi opere e in tutti quei settori dove riciclare i propri capitali illeciti”.

 TRC Giornale +6 sett. 2009

http://www.trcgiornale.it/news/content/view/30738/1/

IMMIGRATI DI PELLE SCURA

sabato, settembre 19th, 2009

Antonio Sparzani

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali…
…….Si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare.
Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purché le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.

OTTOBRE 1912: relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione al Congresso Americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti.

http://sergiofalcone.blogspot.com/2009_09_13_archive.html

LETTERA A UN AMICO DI SINISTRA

sabato, settembre 19th, 2009

di Franco Cardini

«Caro amico, ti scrivo», tanto per citare uno che entrambi amiamo, non farò il tuo nome, perché sei uno famoso. Ma anche se tu non lo fossi, sarebbe uguale: viviamo un momento difficile con molti aspetti grotteschi, il che è un aggravante. Ma proprio per questo bisogna essere vigili e coraggiosi: combattere le nostre contraddizioni e le nostre viltà. Tutti: quelli che hanno un nome e quelli che «non sono nessuno».


Oggi (ieri, ndr.) è il 17 settembre 2009: un giorno triste per il nostro paese. In Afghanistan sono caduti sei nostri concittadini, sei soldati delle nostre forze armate: e forse il bilancio è destinato da appesantirsi con il passar delle ore. Non possiamo esserne che profondamente addolorati: perché erano esseri umani, perché erano giovani e lasciano famiglie nel dolore, perché erano connazionali. Ma tutto ciò pone a tutti noi – e soprattutto a voialtri di sinistra – un grave e inderogabile interrogativo in più.

Abbiamo sentito le dichiarazioni dei politici: addolorate tutte, e questo va da sé (che il dolore sia sincero, è un altro paio di maniche). Ma al di là di ciò, e con pochissime eccezioni, uno squallore. Tambureggiar di retorica da «armiamoci-e-partite» nel centrodestra, fra quei politici che di quei morti sono i veri responsabili perché hanno sempre con retorica pelosa difeso l’indifendibile occupazione dell’Afghanistan; fra quelli per i quali «la patria si difende anche facendo la guardia a un bidone di benzina» (anche quando si tratti di benzina altrui: di quella della californiana Unocal, per esempio). Ma è comprensibile che nel centrodestra si parli così: difesa della pace, della sicurezza e della democrazia contro il terrorismo, per mascherare un’operazione postcolonialista ispirata a un disegno geopolitico idiota e criminale, un’aggressione degli Usa e della Nato travestita da «liberazione». Liberazione di chi, da chi e da che cosa? Dinanzi alla Resistenza degli afghani (perché, caro amico, quella è una Resistenza), il motto dei sostenitori dell’occupazione potrebb’essere solo uno: «Fuori gli afghani dall’Afghanistan!». Ma siamo tutti d’accordo, spero, che sarebbe pretesa eccessiva quella di chiedere solo di subire a chi deve sopportare un’aggressione in casa sua. Eppure, mi duole dirlo, ma la destra è nonostante tutto in questa circostanza più decorosa di parte della sinistra. Quando sento La Russa parlare di «vile attentato» e di «eroici combattenti», so perfettamente a che cosa pensa e a quale analogia storica allude. Perché, lo si voglia o no, l’Afghanistan 2009 somiglia in modo impressionante all’Italia e all’Europa 1944: da una parte un esercito invasore spalleggiato da alcuni collaborazionisti, dall’altra una variopinta e discorde armata che litigava quasi su tutto, ma che su una cosa era d’accordo. Che gl’invasori andavano cacciati. E a loro volta, per gli invasori e i loro alleati, i patrioti erano «banditi», «terroristi», «ribelli», «assassini», «vili». E gli invasori, mentre si comportavano con durezza e spietatezza, pretendevano d’essere nel giusto e di operare nello stesso bene delle popolazioni che opprimevano; e tra loro non mancavano (al contrario!) tante persone buone e in buona fede, mentre dall’altra parte non mancavano episodi di crudeltà e di ferocia. Mentre La Russa parla, egli traccia probabilmente un’equazione mentale tra Wehrmacht e Salò da una parte, corpo di spedizione Nato dall’altra: e si sente a suo agio e perfino a posto con la coscienza. Caro amico, abbiamo litigato tante volte sui temi della guerra civile e della Resistenza: e sai bene che io ho tante volte difeso le ragioni dei tedeschi e dei fascisti. I paragoni zoppicano sempre: ed è evidente che quando c’è una guerra non c’è mai nessuno che abbia del tutto torto o del tutto ragione, e che comunque l’Europa del ‘44 non è esattamente l’Afghanistan del 2009. Eppure, alla fine di tutto bisogna pur sempre avere il coraggio di giudicare e di decidere da che parte stare.


Proprio alla luce di ciò, un afghano che lotti per cacciare un esercito straniero armato dal suo paese può anche essere un fanatico religioso (come ieri poteva anche essere un maledetto stalinista): ma non si possono negare le sue ragioni, né derubricare a «terrorismo» la sua testimonianza e il suo sacrificio.


Eppure, le dichiarazioni di buona parte dei rappresentanti della sinistra hanno finito col dar quasi ragione al patriottardismo della destra asservita alla volontà degli Usa e della Nato. Ora, se le destre fingono di non accorgersi che in Iraq come in Afghanistan i nostri soldati sono ridotti a far da ascari (con tutto il rispetto per i soldati: e naturalmente anche per gli ascari), sono affari loro. Ma è mai possibile che pochissimi, a sinistra, trovino il coraggio di dire alto e chiaro che il nostro esercito è stato coinvolto in spedizioni infami e senza via d’uscita e che i militari che sono andati là vi sono stati attratti non solo dal senso del dovere (là dove esso sia sentito), ma anche dall’avventura e magari dalle prospettive di alti ingaggi e di promozioni, quando non addirittura da malsane opzioni ideologiche come qua e là invece affiorato da certe pur isolate dichiarazioni? È mai possibile che nessuno additi nel servilismo cinico dei nostri governanti di oggi il vero responsabile della morte dei nostri ragazzi in uniforme, sacrificati a un calcolo politico-diplomatico e a qualche prospettiva di interesse non già «nazionale», bensì lobbistico?


Ed è infine possibile, mio caro amico, che TU inghiotta tutto questo? Se continui a tacere, ti giuro che la prossima volta che mi parli di Resistenza ti mando affanculo.
Con affetto. 

Il Manifesto, 18 settembre 2009

GRAZIE CARDINI. Non si puo dire meglio.

RITIRO SUBITO

giovedì, settembre 17th, 2009

UNA GUERRA ASSURDA

Commento del segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero: “Alle famiglie delle vittime dell’attentato che ha subito un mezzo militare dell’esercito italiano a Kabul va tutta alla nostra piena solidarietà, il nostro profondo cordoglio e un abbraccio forte, però non possiamo esimerci dal notare come la presenza del contingente militare italiano in Afghanistan è frutto e figlia di una scelta politica e strategica, oltre che militare, assurda e sbagliata. Le truppe italiane vanno ritirate subito”. Sulla stessa lunghezza d’onda Jacopo Venier dei Comunisti italiani: “Prima che cominci il solito diluvio di lacrime di coccodrillo per i soldati italiani morti a Kabul, vogliamo ricordare a tutti che in guerra si muore. L’Italia in Afghanistan sta combattendo una guerra sporca. Speriamo che questa volta assieme alle bare ritornino anche i vivi. Lo ripetiamo ancora una volta: serve il ritiro immediato”. 

“Missione fallita, tutti a casa”. Il leader della Lega Nord Umberto Bossi non ammette repliche. È categorico commentando l’attentato di questa mattina a un convoglio italiano in Afghanistan, nel quale hanno perso la vita sei militari della Folgore. “La nostra missione è stata un fallimento. Spero che a Natale possano venire tutti a casa. Quanto accaduto – ha aggiunto il Senatur – significa che è difficile esportare la Democrazia”.  Secondo Bossi, “il tentativo di portare la democrazia in Afghanistan è fallito. Le missioni costano un sacco di soldi e purtroppo anche delle vite umane. Questo è sicuro. Io sono sempre dello stesso parere. A casa quanto prima’

DISARMO NUCLEARE MILITARE

martedì, settembre 15th, 2009

Di Susanna Ambivero

Da recenti studi risulta che in Italia ci sono almeno 18 siti nucleari, il numero non è però certo poiché molte zone sono coperte dal segreto militare.

Ad oggi si presume che le basi nucleari siano quelle di: Ghedi, Aviano, Vicenza Longare, Vicenza Tormeno, Sigonella, Camp Darby.  A cui sono da aggiungere i porti nucleari: Trieste, Venezia, Ancona, Brindisi, Taranto, Augusta, Castellamare di Stabia, Napoli, Gaeta, La Spezia, Cagliari, La Maddalena.

Si stima invece che siano 90 le bombe atomiche presente sul territorio italiano. Il fatto più rilevante è, però, che circa un terzo dell’arsenale nucleare che si trova sul nostro territorio è gestito da personale italiano. Nonostante la nostra legislazione vieta che il nostro esercito possa maneggiare armamenti nucleari,ci sono militari italiani che fanno manutenzione alle bombe e nostri piloti addestrati e capaci di lanciarle.
Balza all’occhio un altra, enorme, anomalia: alle strutture della marina militare americana a testata nucleare viene fatto divieto di attraccare nei porti degli Stati Uniti d’America; gli stessi mezzi attraccano quotidianamente nei porti civili italiani. Curiosa disparità di atteggiamento…
Se a questa angosciosa situazione si aggiunge il fatto che, nel giugno 2006, l’Italia è stata deferita alla Corte di Giustizia Europea perché nel nostro paese i cittadini non solo non vengono informati se nel proprio territorio si trovano bombe nucleari (in violazione dell’art. 129 del D.lgs 230) ma addirittura viene perseguito chi invece desidera svelare questi misteri. 
Non perdiamo quindi tempo ed energie nel pretendere di sapere il numero esatto di atomiche sul territorio italiano, sbrighiamoci a denunciare di SAPERE di NON SAPERE.

http://susannaambivero.blogspot.com/2009/09/disarmo-nucleare-militare.html

NEL MIRINO DEGLI ISRAELI: LA SOPPRESSIONE DELLA LIBERTÀ DI STAMPA

sabato, settembre 5th, 2009

ISRAELE: INTERVISTA DI EL MUNDO AL NEGAZIONISTA DELL’OLOCAUSTO RIACCENDE LA POLEMICA 

(IRIS) – ROMA, 3 SET – Un’intervista del giornale spagnolo El Mundo al negazionista inglese dell’Olocausto David Irving, presentato come ”esperto della Seconda guerra mondiale”, ha riaperto in Israele la polemica contro la stampa occidentale a pochi giorni dal caso Aftonbladet: il tabloid svedese accusato di antisemitismo per aver pubblicato un articolo che attribuiva a militari israeliani episodi di presunto traffico di organi di palestinesi uccisi. A denunciare il comportamento del Mundo e’ oggi il Jerusalem Post, secondo il quale il giornale spagnolo ‘’si trincera come Aftonbladet dietro la liberta’ di stampa per giustificare” la diffusione di menzogne. Il Jerusalem Post sottolinea come il colloquio con Irving sia stato pubblicato – nel quadro di una serie di articoli di approfondimento dedicati all’anniversario dell’inizio della Seconda guerra mondiale – il giorno dopo un’intervista allo storico [???]  israeliano Avner Shalev, direttore dello Yad Vashem, il museo memoriale dell’Olocausto. Il quale fa ora sapere attraverso un portavoce che, se lo avesse saputo, ”mai avrebbe accettato d’essere intervistato”. La vicenda, come nell’affaire svedese, ha avuto anche una coda diplomatica. L’ambasciatore israeliano a Madrid, Raphael Schultz, ha scritto infatti ieri una lettera aperta nella quale definisce ”oscena” la concessione del titolo di esperto a Irving e imputa al Mundo d’aver offerto una tribuna alle tesi negazioniste, sponsorizzandone di fatto ”la credibilita”’. Secondo Jerusalem Post, non e’ del resto un caso che l’articolo di Aftonbladet abbia gia’ offerto il destro alla portavoce del leader siriano Hafez al-Assad per pubblicizzare come un fatto provato il presunto traffico di organi e per additare tout court Israele come un Paese ”criminale”. Mentre, con maggiore cautela, l’Autorita’ nazionale palestinese si e’ limitata per bocca del segretario generale del Consiglio dei ministri di Ramallah, Hassan Abu Libdeh, ad annunciare una inchiesta su quanto riportato dal tabloid svedese, affidata a ”esperti indipendenti di alto livello”.