Archive for giugno, 2009

INTERNET KONTROL

sabato, giugno 13th, 2009

Dal sito Articolo 21 :

Considerazioni relative all’art. 18 relativa alla estensione a tutti i siti informatici delle procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti.
Non bastava il controllo assoluto dell’informazione radiotelevisiva ma era necessario colpire anche la rete.
Le recenti elezioni hanno dimostrato come Internet sia oramai rimasto il solo strumento utile per accedere ad una libera informazione, priva di controllo o censura, anche sui temi della politica. Evidentemente il Governo ha ritenuto di dover intervenire per reprimere anche l’ultimo spazio di democrazia attraverso un  provvedimento che, pur non riguardando affatto la Rete, imbriglia e censura la libertà di opinione e di accesso alle informazioni, tutelata dalla Costituzione. Altro che conflitto di interessi.
Sotto il profilo giuridico, se ci riferiamo all’attività di informazione svolta dai mezzi di informazione tradizionali, la disciplina dell’accountability delle informazioni in vigore è già molto rigida ed ampiamente disciplinata poiché i giornalisti sono soggetti alla legge sull’ordinamento della professione di giornalista (legge n. 69/1963) e alla Carta dei doveri del giornalista e alla vigilanza da parte dell’Ordine.
La tutela dell’informazione in ambito comunitario arriva al punto che la stessa Corte europea ha dato risalto all’interesse generale alla divulgazione dei documenti nonostante la loro provenienza illecita.
Per quanto riguarda invece i siti di informazione “non tradizionali” costituiti perlopiù da semplici utenti (blogger amatoriali) va evidenziato che:
La norma proposta è in violazione di uno dei principi fondamentali espressi dalla nostra carta costituzionale (art. 21 Cost.) che autorizza la libera manifestazione di pensiero in tutte le sue forme salvo che non si tratti di attività contrarie al buon costume.
In caso di informazione veicolata attraverso siti informatici “non tradizionali”, la norma in vigore (art. 16, D.Lgs. 70/2003) dichiara che il prestatore del servizio (hoster) non è responsabile dei contenuti memorizzati salvo che non sia a conoscenza dell’illiceità dell’informazione. Con “informazione illecita” si intende una informazione contraria alla legge: le informazioni non veritiere o lesive della persona non sono sempre illecite.
L’articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali sancisce, infatti, che il diritto alla libertà di espressione, tra cui si menziona la libertà di ricevere informazioni (dalle fonti della notizia), è tutelato senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche.
Ulteriore criticità è la concreta applicazione della norma proposta relativamente a:
La definizione e identificazione di siti di informazione, poiché la norma stessa risulterebbe di difficile applicazione nel caso di piattaforme che tipicamente ospitano contenuti realizzati da utenti terzi, perlopiù non identificabili direttamente ma tramite un indirizzo e-mail, come Youtube, Facebook, ecc.
La vigilanza per il rispetto del dettato normativo, soggetta ad eccessiva discrezionalità, o che rischierebbe di creare facili discriminazioni tra alcuni siti, probabilmente i più diffusi o gestiti da utenti “scomodi” rispetto all’intero universo dei blogger presenti in rete.
Tra l’altro giova portare a conforto di tale considerazione, il dibattito in corso a livello internazionale:
negli Stati Uniti, l’accountability dell’informazione fornita da siti di informazione “non tradizionali” o non di stampo giornalistico viene demandata alla capacità di discernimento della stessa utenza, con il risultato di perdita di utenti/credibilità di fronte ad una costante veicolazione di informazioni ritenute non veritiere;
in Francia, la Corte Costituzionale ha censurato proprio ieri la discussa legge su Internet, ribadendo la validità dei diritti fondamentali della libertà di espressione e comunicazione (che può essere limitata solo dall’Autorità giudiziaria) e confermando – al contrario di quanto sostenuto dal Ministro della Cultura francese – che Internet è un diritto fondamentale.

In queste ore tutti questi temi sono rimasti in ombra e le informazioni sostanziali non sono neppure arrivate ai diretti interessati. Le norme relative alla rete costituiscono  un altro aspetto della aggressione in atto nei confronti del pluralismo editoriale gia`,  profondamente sfigurato dai conflitti di interesse e dalle concentrazioni della proprieta` e delle reti in pochissime mani. Per queste ragioni l’associazione Articolo21 ha deciso di costituire , insieme con Libera Informazione , un comitato composto da avvocati, da giuristi e da costituzionalisti con il compito non solo di disattivare le norme ma anche di creare le immediate condizioni affinche` la Corte Costituzionale e la Corte di Giustizia Europea possano esprimere l’inevitabile giudizio di bocciatura.

http://www.articolo21.info/8573/notizia/dopo-il-controllo-sullinformazione-si-vuole.html

PRIMA DI BRUCCIARSI VIVO

domenica, giugno 7th, 2009

ULTIMA    LETTERA    DI    UN    REVISIONISTA
TEDESCO    PRIMA    DI    BRUCCIARSI    VIVO25.04.95.

Rheinhold Elstner



P O P O L O    T E D E S C O

in Germania, in Austria, in Svizzera e nel mondo intero
S V E G L I A T I    A L F I N E !

  • 50 anni di diffamazione senza fine, di odiosa continua menzogna, di demonizzazione di un intero popolo, sono assai !
  • 50 anni di mostruoso affronto per i soldati tedeschi, di continuo ricatto miliardario e di anormale partecipazione democratica all odio, sono assai !
  • 50 anni di falsa vendetta giudiziaria dei sionisti, sono assai !
  • 50 anni soprattutto di disfatta delle famiglie sotto l´oltraggio disonorante della generazione dei padri e dei nonni, sono assai !

Quello che adesso nell’ “anno del giubileo”, precipiterà sul nostro popolo, come una cascata del Niagara di menzogne, si pur appena immaginarlo.
Con i miei 75 anni non posso più fare molto, ma sufficientemente pero per mettere innanzi, immolandomi col fuoco come un faro, un segno visibile di conoscenza. E quand’anche un solo tedesco arrivasse alla conoscenza e trovasse il cammino che porta alla verità, il mio sacrificio non sarebbe allora avvenuto invano. Non mi rimane nessun altra strada, dopo che durante questi 50 anni è svanita ogni speranza che la ragione umana prenda il sopravvento. Come espatriato, la speranza anzitutto che ci venga data la stessa opportunità che gli abitanti d’Israele hanno avuto: dopo 2.000 anni tornare “a casa in patria”, senza più proscrizione! 
Dov’era quella eguaglianza democratica di diritti promessa, quando già 1919 milioni di tedeschi erano stati costretti a partire in paesi stranieri. Anche oggi portiamo questi fardelli, ma siamo NOI colpevoli di tutte le cattiverie. No, così no !
Io sono un tedesco dei Sudeti, avevo una nonna ceca, e da parte di mia nonna, dei parenti cechi ed ebrei, di cui alcuni a Buchenwald-Dora-Theresienstadt. Non sono appartenuto né alla NSDAP né alla del tutto inoffensiva associazione NS. Con la nostra parentela non tedesca siamo vissuti nel migliore accordo, poiché ci scambiavamo visite a vicenda e ci portavamo un mutuo aiuto. Durante la guerra il nostro negozio, alimentari e panetteria, occupava lavoratori dell Est e prigionieri di guerra francesi che si trovavano sul posto. Poiché era stato condotto correttamente, il nostro negozio non ha subito saccheggi ed uno dei prigionieri francesi vi ha fatto la guardia ogni giorno, fino al loro rimpatrio. A partire dal 10 maggio i nostri parenti erano già là per aiutarci. L animatore era lo zio ebreo di Praga, che con i tedeschi aveva esperimentato lo spavento dell’uccisione in massa dei civili tedeschi commesa dai cechi. Ma lo spavento può solo esistere se fino quel momento non si è mai vissuto NULLA di simile.

Io ero un soldato dell’esercito della grande Germania, all’Est sin dal primo giorno, sempre soltanto all Est e poi ancora lì durante alcuni anni come prigioniero per lavorare alla ricostruzione.
Mi ricordo bene della notte dei cristalli del 1938, quando incontrai una collega di studi ebrea che piangeva presso il “tempio ebreo”.
Ma quanto sono stato scosso, quando più tardi in Russia ho visto la profanazione delle chiese, in cui belavano le pecore, grugnivano i porci, crepitavano le macchine e, colmo della profanazione, si trovavano musei dell’ateismo. E tutto ciò con la collaborazione e l’attivissimo aiuto degli ebrei. Quella piccolissima frazione della popolazione, che partecipava agli assassini di massa in quanto strettissimi collaboratori di Stalin, prima di tutte la banda Kaganowitsch, sette fratelli e una sorella, rispetto a cui i pretesi assassini SS erano esseri innocui.
Dopo il mio “ritorno in patria” dalla prigionia (che ironia per un espatriato !), appresi quanto era successo nei campi di concentramento, ma nemmeno una parola a proposito di camere a gas e di uccisioni con il gas. Al contrario, a proposito di Buchenwald-Dora, seppi che in quei campi c’erano persino bordelli per i prigionieri. Cosa c’è dunque stato presentato già allora ! E poi durante i processi di Auschwitz, non soltanto a Nurimberga, il signor Broszat dell’ “Istituto per la storia contemporanea”, disse che 6 milioni era un numero simbolico, e che nelle frontiere del Reich, non c’è nessuna prova di uccisioni in massa nei campi di concentramento, neppure con il gas. Malgrado ciò, per decenni a Buchenwald, Dachau, Mauthausen, ecc ., si mostrarono gli inesistenti edifici dove si sarebbe ucciso col gas. Bugie, nient’altro che bugie, sempre solo bugie ! Ciò che divenne chiaro per me più tardi, quando lessi dozzine di libri del dopoguerra, soprattutto di ebrei ed antifascisti.
Nel frattempo rimasi oltre due anni nella città lazzaretto di Porchov, dove già durante il primo inverno a causa dei pidocchi insorse il pericolo del tifo e gli alloggi delle truppe vennero disinfettati col “gas dei campi di concentramento”. Là imparai a conoscere delle misure di precauzione tanto strette, benché io non appartenessi alla brigata del gas, da farmi rinviare nel regno delle favole TUTTI i libri letti sino allora sui campi di concentramento che parlavano di gasamento. Questo può ben essere anche il motivo per cui tutte le informazioni sui campi di concentramento dopo 1945 sono “conosciute dai tribunali” e non si può dire nulla a loro proposito. Ma anche qui le bugie hanno le gambe corte. Stupisce soltanto che dopo la sparizione delle “camere a gas” nei campi di concentramento del Reich, a nessuno sia venuto in mente che anche i non più gasati erano scomparsi.

Nel 1988, ZDF nell’emissione “Kennzeichen D” mostró una corrispondenza su Baby Jar, in cui si diceva che li sarebbero stati ammazzati 36.000 ebrei con una roccia fatta saltare (naturalmente) dalle SS. Nel 1991, la signora Dr. Kayser, della televisione di Monaco, presento una corrispondenza proprio su questo Baby Jar, ma nel senso che esattamente questa cifra proprio su questo Baby Jar, ma nel senso che esattamente questa cifra sarebbe stata fucilata e bruciata in profonde fosse. Su richiesta, essa riferirsi ad una libreria di Costanza, che vendeva la “Shoah di Baby Jar”. Il giorno in cui il libro arrivo, la televisione presento una corrispondenza da Kiev, in cui una commissione di Ucraini che aveva esaminato circa 180.000 cadaveri, arrivava alla conclusione che erano tutti cadaveri vittime di Stalin e che i tedeschi non ne portavano alcuna colpa. Ma dappertutto nel mondo si continuano a trovare dei memoriali di Baby Jar presentato come un crimine dei tedeschi. E dopo che a noi a proposito del Reich tedesco, secondo il signor Broszat, ci è stato mentito parlandoci di dozzine di campi di concentramento, io non credo neanche più ai racconti e alle favole dei campi di concentramento in Polonia, ovunque essi fossero e comunque si chiamassero. Nello stesso modo non credo alle accuse del dopoguerra, che pretendono che noi tedeschi siamo una nazione che vuole la guerra. Rimane il fatto che la Germania ha mantenuto la pace dal 1871 al 1914, mentre la Francia e l’Inghilterra, le democrazie miracolo, s’impadronivano della più grossa parte dell’Africa e costruivano le loro colonie in Asia. Gli Stati Uniti facevano la guerra alla Spagna e al Messico e la Russia combatteva contro la Turchia e il Giappone. Benché io ritenga la politica degli Stati Uniti particolarmente cinica, questa nazione ci ha tuttavia aggrediti a due riprese, per renderci maturi per la democrazia. E questo lo fa una politica che distrugge gli abitanti indigeni originari e che tratta sino ad oggi gli negri come uomini di seconda classe.

Io ho conosciuto non solo tra i miei parenti, ma anche in Russia, molti ebrei amichevoli e pronti a dare aiuto, come una professoressa ebrea a Gorki, che ha curato i miei mali agli occhi e la mia pleurite. Ma ho anche sentito dire molto male dalla popolazione a proposito di questo gruppo di uomini. Ed è così che Churchill ha scritto nel “London Sunday Herald” dell’ 8.02.20 : 

    “Dai giorni di Spartakus attraverso Marx, Trotzki, Bela Kuhn, Rosa Luxemburg ed Emma Goldmann, questa cospirazione mondiale per la distruzione della civilizzazione e per la ricostruzione della società sulla base dello sviluppo frenato dei desideri malvagi e dell’impossibile uguaglianza intesa come in continua crescita… Essa fu la sorgente dell’agitazione politica sovversiva nel diciannovesimo secolo. E adesso per finire questa banda di persone fuori dal comune, dai bassifondi delle grandi città d’Europa e di America, ha preso per i capelli il popolo russo e si è costituita realmente in modo incontestato padrona di questo potente impero. Non c’è bisogno di esagerare il ruolo che hanno svolto questi ebrei, senza patria e per la più gran parte senza religione, nell’insorgere del bolscevismo…”

Bisognava pur citare qualcuno che ha ricevuto il Karlspreis. Ed un Samuel Johnson, che già nel diciottesimo secolo scriveva :

    “Non so cosa si deve temere di più strade piene di soldati che sono abituati al saccheggio, o mansarde piene di scrittorucoli che sono abituati al mentire”.

Adesso, noi tedeschi, dopo il 1918 ed il 1945, dovremmo sapere cosa bisogna temere di più !

  •  
      “Fermo coraggio nel duro soffrire,
      aiuto, dove l’innocenza piange,
      eternità di giuramenti prestati,
      verità verso amico e nemico,
      orgoglio d’uomo di fronte ai troni reali.
      Fratello, così valga bontà e sangue :
      in ricompensa, le sue corone
      saranno la perdita della stirpe dei mentitori !”

      Friedrich von Schiller.


- Stirpe dei mentitori Ignatz Bubis e soci -

Da un sito scomparso, russgranata.com

VATICANO E ISRAELE

sabato, giugno 6th, 2009

Egregio Direttore,

ora non ci sono più dubbi, dopo la visita di Papa Benedetto XVI° in Israele, la Basilica di San Pietro, in Vaticano, non è più una chiesa ma una sinagoga.

Non che fosse una novità. Le operazioni di “smantellamento” della chiesa cattolica ebbero inizio con il Concilio Vaticano II° e la dichiarazione Nostra Aetate (nel nostro tempo) del 1965, nonché al notevole sforzo di alti prelati che agivano ed agiscono tutt’ora come una “quinta colonna”. Basta leggere il libro di Maurice Pinay Complotto contro la Chiesa del 1962, ritirato all’epoca in fretta e furia dalle librerie su doppia pressione del potere politico ed ecclesiastico. [caricabile : http://aaargh.com.mx/fran/livres8/Pinit.pdf].

Il Santo Padre non rappresenta uno Stato sovrano ma un’entità religiosa a durata limitata, soggetta a pressioni e ricatti. Il suo viaggio in Israele è tutta una serie di sottomissioni e diktat imposti, fra i quali: prima tappa in assoluto, l’obbligo di visitare lo Yad Vashem e la dichiarazione che l’olocausto non lo si può negare. Il gesto di piantare un ulivo simbolo di pace proprio nel paese che di pace non ne ha mai voluto sentir parlare e di cui non gliene frega assolutamente niente. L’esitazione a beatificare Pio XII° perché il mondo ebraico non è d’accordo. Ritengono che Pio XII° sapesse dell’olocausto ma che abbia taciuto. Non esistono prove a sostegno di questa tesi, né sono mai esistite. Il continuo ricordare, da parte di alcuni leader politici israeliani, che l’attuale pontefice è tedesco e che in giovane età ha militato nelle formazioni della flak (antiaerea) tedesca. Il rinfacciargli il suo discorso di Ratisbona non gradito al popolo eletto; il permesso accordatogli di visitare la Cisgiordania (non martirizzata dai bombardamenti) ma il divieto di visitare Gaza, per rendere omaggio alle poche migliaia di cattolici ivi residenti, con la scusa di un possibile, quanto improbabile, rischio di attentato alla sua incolumità. In verità per non metterlo davanti all’immane macello e alla distruzione  perpetrati pochi mesi fa dagli israeliani così amanti della pace.

A tutto ciò bisogna aggiungere tutto quello che i media non possono permettersi di dire e che fa parte dei colloqui riservati con gli alti esponenti politici, durante i quali, di solito, gentilezza, correttezza e diplomazia non sono di uso comune. Lo Stato italiano, servo tra i servi, si adegua, ascolta e annuisce, mettendosi sull’attenti davanti a suoi datori di lavoro che hanno la residenza a Tel Aviv.

 Gian Franco Spotti (Soragna)

Informazione di Parma, 20maggio 2009.

http://www.informazionediparma.com/archivio/20090520/10_PR2005.pdf

REVISIONARE IL REVISIONISMO

giovedì, giugno 4th, 2009

Un anno fa :

Revisionare il revisionismo

di LAURA TUSSI

David Bidussa e Marcello Flores propongono una discussione
tra dibattito storiografico e retorica dell’antifascismo.

 


     Ricordare e dimenticare? Memoria, identità, speranza.
     Il ricordo comporta la rilettura di eventi, fatti, avvenimenti, episodi: il passato, il tempo precedente, trascorso, non prossimo, ma remoto, ossia intriso di storicità. L’azione del ricordare si declina al passato, nel tempo trascorso che tralascia pensieri, opere, parole, emozioni, sentimenti e quindi implica la dimenticanza, l’oblio, quando la memoria diviene oblio e dimenticanza e non rammenta, non rievoca, non rimembra il tempo trascorso che diviene perduto, privo di riferimento e di senso, senza più significati, per cui l’evento, nella dimenticanza, perde d’identità.
La memoria individuale e collettiva viene rievocata e commemorata.
Individualmente, l’azione del ricordare si svolge lentamente, in una dimensione interiore, meditativa, soggettiva. In un’accezione collettiva, la memoria passa attraverso una comunità, un gruppo, una società che com-memora tramite cerimonie, rituali, celebrazioni, miti, credenze e simboli. Il ripristinare un evento passato e riconsegnarlo alla memoria, individuale e collettiva, avvalora un’identità redimendola dall’oblio lacerante in cui imperversa il mondo moderno: l’identità è dispensata con il ricordo dal rischio dell’oblio inesorabile degli eventi attraverso il passato, per cui subentra la speranza della sopravvivenza sociale del ricordo, della memoria presso la posterità, procastinando al tempo futuro, ripristinando l’atto celebrativo del rammentare, riconsegnando così alle nuove generazioni, una rinnovata speranza nell’avvenire, ossia la memoria del futuro.

Memoria e conflitto

     La memoria è serbatoio di immagini, vissuti, eventi del passato. Nell’interiorità questi ricordi possono confliggere in vuoti di senso e di valore.
La memoria storica è pervasa di eventi spesso cruenti, guerre, stragi, conflitti di vario genere. Le posizioni ideologiche assunte dalle parti in causa in un determinato evento passato possono, attualmente, creare conflitto di idee, di posizioni, di valori, di scelte di campo nella società civile che commemora.
Il conflitto di posizione e di idee scaturisce nel gruppo sociale che nella sua storia, nella sua cultura, nel suo passato ha sperimentato un determinato evento e rispetto al quale prende posizioni ideologiche e valoriali differenti, a seconda della scelta di posizione  e di parte, rispetto ad un determinato episodio storico che implica analisi, ragionamenti e ripensamenti di carattere politico, sociale e ideologico.

La pluralità delle memorie

     La storia nei suoi corsi e ricorsi presenta molteplicità plurime di eventi degni di ricordo e memoria. Gli eventi memorabili che occorre “ricordarsi di ricordare” sono molti in una stessa società. In differenti contesti comunitari, in altre nazioni, in diverse sottoculture ed etnie, si ricordano molteplici eventi degni di memoria, fatti storici, guerre civili, episodi politici e tutto ciò che scaturisce dal susseguirsi inesorabile e necessario degli eventi. Le differenti culture e società presentano varie tipologie di avvenimenti e di memorie filtrati dal corso della storia e dal pensiero del popolo che setaccia e seleziona il tempo ed il significato di cui è portatore. La cultura cristiana, islamica ed ebraica convivono da secoli in tutto il bacino del Mediterraneo, portandovi nuova cultura, arte, scambi commerciali, altre idee, differenze etico, morali e religiose, usi, costumi, tradizioni differenti, in sostanza  altri mondi conviventi e compenetrantesi vicendevolmente, che hanno determinato ed influenzato le fasi storiche della vita in tutto il Mediterraneo. Queste tradizioni distinte ma influenzantesi reciprocamente, generano occasioni commemorative, riti, rituali, cerimonie, suffragate dalla memoria e dalle molteplici occasioni di ricordo collettivo.

La memoria che disturba

     La memoria della Resistenza partigiana contro l’occupazione nazifascista in Italia e le deportazioni di prigionieri politici, dissidenti al sistema reazionario del regime Hitleriano costituisce un dato di fatto consolidato e suffragato da analisi storiche. Alcune frange intellettuali di matrice revisionista hanno voluto negare tutto ciò che concerneva la deportazione e la realtà del campo di concentramento: ossia il cosiddetto negazionismo storico.
Mentre il revisionismo storico può puntare l’accento sugli episodi, presunti di aspro disaccordo, tra i partigiani gappisti e gli Osoppo, insinuando un esasperato dissidio tra frange partigiane più estremiste (comuniste) e cattolici di carattere più conservatore. Una memoria importante è costituita dalla commemorazione delle stragi di atti terroristici, per esempio per mano delle Brigate Rosse che si definivano e si definiscono tuttora “comunisti combattenti”, ponendo in una seria e contrita analisi politica, chi si identifica con il primo  appellativo, ma non ammette intenzioni e attentati stragisti e armati e di sovversione terroristica del sistema.

Il futuro della memoria

     La memoria di un evento costituisce sempre lo sprone a ricordarlo nel tempo futuro, soprattutto se l’evento, o meglio, la memoria di esso comporta un portato valoriale motivante, un ideale molto significativo per la comunità civile e per la società. La Shoah, la Resistenza Partigiana al regime nazifascista sono avvenimenti dal portato emblematico, ossia costituiscono, nel valore del loro ricordo, tramite la commemorazione, un simbolo, una simbologia di codici di significato emblematici, che si rimandano (dal greco sum-ballo) di generazione in generazione, nella tradizione coommemorativa e celebrativa da parte della comunità e collettività sociale, che avviene e si esplicita tramite cerimonie, rituali, in luoghi della memoria, in ambiti di culto, dove si identifica il sacrificio della vita umana con la sacralità dell’evento, come, dal latino, sacer, ossia separato dall’usuale, dal consueto, dal comune trascorrere del tempo, quale avvenimento straordinario, ossia fuori dal normale, dal concepibile della giustizia, della morale e dell’etica umana.
La memoria ha futuro nel ricreare ambiti collettivi di riflessione e riproposizione di tematiche del conflitto, delle sopraffazioni, delle diversità fino a giungere a tramandare e concepire e riattualizzare il valore del dia-logos interreligioso ed interideologico, con risvolti sociali e politici, tramite il confronto tra varie realtà che racchiudono in sé i vari simboli, multipli e plurimi di tutto ciò che è diverso, di tutto ciò che è altro dalle “nostre” più radicate convinzioni

20 marzo 2008 

 

http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=3358

ITALIANO MALA GENTE

lunedì, giugno 1st, 2009

OPORTUNISMO E BUTTANISMO IPOCRITA

(ASCA) – Gerusalemme, 18 mag – La frase-chiave, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, esponente di spicco della destra ialiana, la consegna ai giornalisti a Gerusalemme, poco dopo aver firmato il ”libro d’onore” allo Yad Vashem, il Memoriale dell’Olocausto. A pochi metri la consorte, Isabella Rauti, figlia di uno dei padri della destra ”dura e pura” nel nostro paese. ”La destra italiana ha fatto molti passi in avanti” nel suo cammino di sdoganamento dal passato fascista e dall’ infamia delle leggi razziali. Quindi, un nuovo allarme, che conferma ancora di piu’ la separatezza del vecchio dal nuovo: ”il vero problema – dice – non e’ destra o sinistra ma una sorta di mancanza di consapevolezza del dramma della Shoah in Italia”, cioe’ del ruolo, fa intendere Alemanno, che anche i fascisti italiani ebbero in quella pagina di orrore nella storia dell’umanita’. Quindi, una preoccupazione neppure celata, quella che i giovani crescano con una rinascente cultura di odio e antisemitismo, anche i giovani di destra. ”Noi – aggiunge Alemanno – dobbiamo combattere per fare in modo che il rifiuto di ogni totalitarismo, del nazismo e del fascismo, abbia delle radici solide e profonde nella tolleranza e nel rispetto della persona umana”.

Parole accolte, ancora una volta, con interesse e approvazione dalla comunita’ ebraica italiana, attenta a questa che considera una ‘’svolta” di almeno una parte della destra italiana. E se Marcello Pezzetti, presidente del nascente Museo della Shoah a Roma, (che sorgera’ in uno dei luoghi-simbolo del Ventennio a Roma, proprio in quella Villa Torlonia, dimora fastosa del Duce) fortemente voluto da Walter Veltroni, ma continuato dal suo successore, conferma che in Italia ”occorre combattere quel mito duro a morire dell’ ”italiano brava gente” e che esistono testimonianze dirette di sopravvissuti che incontrarono italiani che scortavano i prigionieri fin nei campi di sterminio nazista, fonti della comunita’ ebraica commentano la ‘’svolta” con toni di apprezzamento e realistico pragmatismo.

Questa prima visita di Gianni Alemanno da primo cittadino di Roma in Israele, d’altronde, non e’ per nessuno una novita’ rispetto all’attenzione verso il mondo ebraico. Molto si era compiuto con la visita, oltre un anno fa, al campo di sterminio di Auschwitz con una abiura di fatto, davanti alle domande incalzanti degli studenti romani, del fascismo equiparato al nazismo. In questi giorni in Israele, questo cammino sembra compiersi completamente ritmato dagli incontri serrati con industriali italiani e israeliani, politici e amministratori locali. Non e’ neppure un caso che inaugurando a Gerusalemme, la nuova ”piazza Roma”, in attesa di fare lo stesso con ”Piazza Gerusalemme” nella capitale, a pochi passi dalla sinagoga, prima di recarsi alla Foresta dei Giusti, dove si ricordano quanti, non ebrei, hanno dato la vita per la salvezza dall’Olocausto, il sindaco Alemanno si sia commosso abbracciando il primo cittadino di Gerusalemme, Nir Barkat e dopo aver indicato sia Roma che Gerusalemme ”citta’ uniche al mondo per storia e cultura che hanno il dovere di un esempio di pace e fratellanza per tutti i popoli del Mediterraneo”.

http://www.asca.it/news-SHOAH__ALEMANNO_IN_ISRAELE_CONFERMA__SVOLTA__DESTRA_ITALIANA-831639-ORA-.html