Oriana Fallaci :
Con un poderoso dossier inviato attraverso l’Amasciata Svizzera di Roma, infatti, nel novembre del 2002 l’Ufficio Federale della Giustizia di Berna osò chiedere allo Stato Italiano d’estradarmi o d’aprire contro di me e i miei editori un procedimento penale per i contenuti de La rabbia e l’Orgoglio. Procedimento da condurre in base agli articoli 261 e 261 bis del Codice Penale Elvetico, bada bene, e sollecitato da gruppi o cittadini mussulmani della Svizzera: il Centro Islamico e l’Associazione Somali di Gínevra, l’SOS Racisme di Losanna e il signor Nonsocchii di Neuchâtel. Gente secondo la quale il mio «comportamento razzista» e i miei giudizi sull’Islam anzi «le mie ingiurie» alle comunità islamiche «mettono in pericolo la pace pubblica». (Síssignori: pace pubblica).
La richiesta venne respinta tout‑court dal Ministro della Giustizia Roberto Castelli il quale ricordò al collega svizzero che l’articolo 2 e in particolare l’articolo 21 della Costituzione Italiana garantiscono al cittadino italiano l’inviolabile diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola e lo scritto. Che chiedere allo Stato Italiano di processarmi per aver manifestato le mie idee ossia la legittima espressione di critica politica e ideologica avrebbe leso un principio fondamentale della nostra Costituzione e quindi la dignità dello Stato. Però quando nel corso d’una intervista Castelli ne dette notizia, ho saputo, non pochi gentiluominí e gentildonne della cosiddetta Estrema Sinistra protestarono augurandosi che almeno in Svizzera fossi processata anzi condannata. E poiché la Svizzera ha il vizietto di processare in contumacia e all’insaputa dell’imputato, può darsi benissimo che la kafkaina faccenda sia avvenuta. Son tante, le vittime del 261 e del 261 bis. Uno per esempio è l’animalista svizzero Erwin Kessler che come Brigitte Bardot non sopporta la macellazione halal, e che per averla criticata s’è beccato due mesi di prigione senza condizionale. Un altro è l’ottantenne storico svizzero Gaston Armand Amaudruz che stampava un piccolo mensile revisionísta (riveder la Storia cioè raccontarla in modo diverso dalla versione ufficiale oggi è proibito, viva la libertà) e che a causa di ciò il 10 aprile 2000 venne condannato dal Tribunale di Losanna a un anno di carcere più una violenta pena pecuniaria. Un altro è lo storico francese Robert Faurisson, ugualmente revisionista, che il 15 giugno 2001 venne processato a sua insaputa dal Tribunale di Friburgo e condannato a un mese di prigione. Anche per lui, e nonostante la tarda età, senza condízionale. Motivo, un suo articolo che pubblicato in Francia era stato ripreso da una rivista elvetica. Se a mia insaputa sono stata processata e condannata nel paese degli orologi e delle banche care ai tiranni, dunque, per finire in galera a Berna o a Losanna o a Ginevra mi basta andar a bere un caffè a Lugano. Oppure trovarmi su un aereo che per maltempo o dirottamento atterra a Zurígo. Meglio ancora, mi basta aspettare che la Svizzera entri nell’Ue e che il Parlamento Italiano approvi il Mandato d’Arresto Europeo cosii accettando la scorettezza commessa dopo l’Unidici Settembre dall’ineffabile Commissione Europea.
Oriana Fallaci, La Forza della Ragione, Rizzoli International, New York, 2004. pp.25 sq.

